Mamme acrobate tra lavoro e famiglia

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mamme acrobate - conciliazione familiare
mamme acrobate - conciliazione familiare

Se stai leggendo questo articolo probabilmente sei una mamma in cerca di consigli o soluzioni  “rock” per capire come, ma sopratutto se, dopo la nascita di un figlio, sia possibile trovare il giusto equilibrio tra lavoro e famiglia. Probabilmente sei una donna che ha voglia di rompere schemi e pregiudizi sociali e che oltre a voler coronare il sogno di mettere al mondo un bambino, non vuole rinunciare a se stessa ma, proseguire nel proprio percorso di crescita e di auto-realizzazione, sia personale che professionale, senza sentirsi in colpa o dover trovare soluzioni “creative”, al limite della sopravvivenza!

Se sei una di queste, allora sei sulla buona strada! Mamme acrobate tra lavoro e famiglia

Se invece sei una mamma che ha già rinunciato al proprio ruolo di donna e ti senti frustrata, con l’umore un po’ giù, allora prenditi qualche minuto, leggi e rifletti sul perché dopo aver trascorso anni sui libri o a lottare per realizzare i tuoi sogni, improvvisamente rinunci a tutto, a quel tutto che non riguarda solamente il tuo posto di lavoro, ma dimensioni della tua individualità che determinano il tuo sentirti realizzata, appagata, soddisfatta come donna-mamma-compagna-amica-figlia, anche quando arriva un bambino e tutto ovviamente cambia.

Mamme acrobate tra lavoro e famiglia: nel nostro paese

Viviamo in una società in cui, nonostante anni di lotte e di rivendicazioni, la parità tra donne e uomini non è ancora del tutto concepita. Quando si decide di avere un figlio si è in due, ma poi misteriosamente, quando il bambino nasce, le rinunce sono, nella maggior parte dei casi, femminili.

mamme acrobate - conciliazione familiare
mamme acrobate – conciliazione familiare

Nel nostro paese, infatti, il gap tra donne e uomini, nel mondo del lavoro, continua ad essere ancora molto presente: le donne solitamente ricoprono ruoli professionali meno alti e fanno fatica a fare carriera, ricevono mediamente salari più bassi, chiedono la maternità, mettendo a rischio la propria professione e, se il bambino è ammalato, sono loro che restano a casa. A questo si aggiunge il numero bassissimo di uomini che richiede la paternità, perché la mentalità collettiva e del mondo del lavoro fatica ad accettare e riconoscere agli uomini il diritto di poter stare a casa e prendersi cura dei figli, lasciando così alla donna la possibilità di preservare la propria professione, lavorare e continuare a realizzarsi, al di là del ruolo di mamma. Infine, non si possono tralasciare le proprie appartenenze familiari, che spesso condizionano le scelte nella gestione del nuovo assetto.

Tutto questo getta le basi per far sì che la maternità sia un aspetto che riguarda solamente la donna, che inevitabilmente, si troverà costretta a dover fare delle rinunce.

La nascita di un figlio, per quanto sia un evento così speciale e unico che perdura per tutta la vita, comporta una riorganizzazione concreta e simbolica che deve interessare tutti a partire dai singoli individui coinvolti, alla coppia, alla famiglia allargata e porre degli interrogativi, da un punto di vista collettivo, su quali forme di welfare sociale possono aiutare le famiglie contemporanee nel complicatissimo compito di mettere al mondo dei bambini e farli crescere bene e felici.

Genitori sereni e appagati, infatti, generano bambini sereni e felici.

Negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo e nuove possibilità si stanno sviluppando. Si parla tanto di conciliazione: ma cosa intendiamo con questo termine? Che cosa implica questo concetto? La conciliazione è solo una questione di gestione della realtà oppure comprende dimensioni complesse come quella personale, psicologica ed esistenziale degli individui?E solo una questione che riguarda il mondo femminile oppure il tema conciliazione lavoro-famiglia coinvolge l’intera famiglia e il contesto sociale in cui viviamo?

mamme acrobate - conciliazione familiare
mamme acrobate – conciliazione familiare

Etimologicamente, il termine conciliazione deriva da concilium, a sua volta formato da cum calare, che si traduce con “chiamare insieme. Secondo tale accezione, conciliare significa mediare, individuare un punto di incontro tra posizioni-interessi contrastanti. Il significato del termine si è via via trasformata e per conciliazione si intende il tentativo concreto e progettuale di trovare un equilibrio ed un’armonizzazione tra vita familiare e vita lavorativa, facendo in modo che sfera privata e professionale non siano più ambiti contrastanti e paralleli, bensì territori incrociati ed interrelati, reciprocamente dipendenti.

Promuovere e praticare strategie di conciliazione è diventata, quindi, una necessità dei nostri tempi. Al di là delle infinite possibilità, pensiamo per esempio allo smartworking, alla nascita dei coworking o al lavoro da remoto, è fondamentale sapere che la vera conciliazione deve nasce in primis dentro di noi, dentro la coppia, dentro il nuovo nucleo familiare.

La nascita di un figlio non deve essere un discorso che riguarda solamente il genere femminile!

Quando una donna dà al mondo un bambino, non diventa solo una dispensatrice di latte, una maga del cambio pannolini o una family planners “creativa e unica”. Diventare mamme significa avere una vita piena ma anche acquisire e conquistare nuove competenze e possibilità una forza e una determinazione che permettono di andare oltre e di non rinunciare mai alla propria vita e ai propri sogni. Non è grave, quindi, desiderare di voler tornare a lavoro, riappropriarsi della propria scrivania e del proprio ruolo, riallacciare rapporti con i colleghi, voler del tempo per se stesse  o magari dare vita a progetti e occasioni nuove, con una determinazione, passione e professionalità anche maggiore di prima.

Ciò che può portarci a un nuovo paradigma della maternità e che può trasformare la maternità da problema a opportunità è solo la convenienza che tutti i soggetti inclusi nel processo devono poter trarre da quell’evento”.

La premessa per una conciliazione “sufficientemente buona“ quindi non consiste nel cercare di desiderare più ore all’interno di una giornata, ma nel domandarsi cosa veramente si vuole nella vita. La prima forma di conciliazione deve nascere dentro di noi per poi riuscire a trovare soluzioni concrete atte a supportate le nostre convinzioni e motivazioni interne. Ci si può avvalere delle migliori strategie di delega, di un’organizzazione minuziosa e puntale delle giornate, ma se non c’è stata prima una legittimazione dei desideri delle donne nel loro nuovo ruolo di madri e professioniste, anche la miglior orchestrazione poggerà su fondamenta poco stabili, che vacilleranno sotto il peso di mille sensi di colpa non appena si affacceranno le prime problematiche che sopraggiungono con l’arrivo di un figlio.

Come sostiene Melissa Heisler «il work-life balance non è una formula universale ma un modello individuale per ciascuno di noi».

Prendersi un po’ di tempo per definire quale valore e spazio dare ai diversi aspetti che compongono la vita familiare, lavorativa e personale di ognuno, tenendo conto di ambizioni personali, dati di realtà, valori individuali è quindi il passaggio essenziale che è necessario compiere se si vuole parlare di conciliazione e avere un nuovo sguardo sulla famiglia e sul mondo del lavoro.

La mia esperienza

Come donna, mamma e professionista mi sono trovata a dover affrontare questo passaggio, difficile, ma non per questo impossibile. Quando ero in attesa del primo figlio, mi sono trovata nella condizione di dover fare delle scelte:

  • la prima azione necessaria, prima di riorganizzare tutto, è stata quella di dover rinunciare a qualcosa per poter far spazio ad altro. In questo caso ho deciso di rinunciare al mio lavoro da dipendente sicuro e stabile, che amavo incondizionatamente, per intraprendere il percorso da free lance, meno certo, ma di sicuro più in linea con quella che era la mi vita in quel momento e nel futuro.
  • il secondo passaggio è stato quello di legittimare e credere fermamente nelle mie scelte, al di là dei continui moniti che udivo intono a me. Questo è stato il momento più difficile, perché sostenere ed essere convinte e sicure di ciò che si sta scegliendo per il bene proprio, dei figli e delle famiglia, richiede un impegno di energie molto alto, che soltanto la determinazione può sostenere e motivare.

Da questo processo di riorganizzazione e rinascita, è nata una nuova avventura che perdura ancora oggi e che mi rende fiera delle mie scelte e convinta che dare al mondo un figlio ci rende delle persone migliori, solo se siamo attente a coglierne la meraviglia.

Nel 2014, infatti, con una mia amica di pancia conosciuta in ospedale, abbiamo dato vita a  Qf, Quoziente Famiglia, uno spazio di coworking con micronido che offre soluzioni flessibili e personalizzate per la famiglia.

Questo progetto ha l’obietto di offrire una possibile conciliazione tra vita professionale e vita privata, in un ambiente bello, accogliente, dove bisogni e necessità della famiglia sono accolti a 360° e dove lavorare a 13 passi di distanza da tuo figlio, diventa la spinta per lavorare bene e tornare a casa felici.

Trovare il giusto bilanciamento della vita professionale con quella personale è una sfida possibile ma che deve riguardare tutti gli attori coinvolti, solamente così potremmo parlare di conciliazione.

 
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Mamma di Orlando e di Enea, psicologa, co-founder di Qf, il nuovo spazio di coworking con microinido a Milano, dove lavoro e famiglia trovano lo spazio ed il tempo per co-esistere. Viaggiare è la mia passione. Praticare lo yoga è la mia energia. Il mio motto: “per migliorare la vita, inizia a fare oggi, quello che non hai fatto ieri”Studio psicologia presso l'università “Vita- Salute” San Raffaele, dove conseguo la laurea come Psicologa clinica e di comunità. Da allora la mia vita professionale segue varie direzioni e campi d’interesse. Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia e in formazione presso la Sgai (Società gruppoanalitica) di Milano, ho collaborato dal 2004 al 2016 con la Fondazione Lila Milano (Lega Italiana Lotto contro l’AIDS), occupandomi di prevenzione-promozione della salute e del benessere in adolescenza e conducendo gruppi per genitori sulle tematiche relative all'età evolutiva e allo sviluppo. Dal 2006 mi occupo delle problematiche relative alle dipendenze patologiche lavorando sia nell'ambito della riduzione del danno sia collaborando presso alcune comunità terapeutiche del territorio lombardo. Svolgo attività come libera professionista dal 2010 occupandomi di colloqui di sostegno psicologico individuali e/o di gruppo

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